Un’escursione panoramica tra il Vallone dei Carbonieri e la Conca del Prà, con viste sul Monviso, sul Granero e sulle principali vette dell’alta Val Pellice.
Il Colle Barant (2.383 m) si raggiunge dal Rifugio Barbara o dalla Conca del Prà, lungo vecchie strade carrozzabili tra larici e pascoli. Salendo dal Barbara il panorama si apre verso il Monviso (3.841 m), la Meidassa (3.107 m) e il Granero (3.170 m); sull’altro versante si ammirano il Bric Boucie (2.998 m) e il Palavas (2.929 m). Nei pressi del colle si trovano il Rifugio Barant e il Giardino Botanico Peyronel. La vicina Punta Barant è una possibile estensione per escursionisti esperti.
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DAL RIFUGIO BARBARA AL COLLE BARANT
Salita panoramica lungo la carrozzabile militare del Vallone della Roussa
Dal parcheggio Barant, situato poco sotto il Rifugio Barbara (1.756 m), si imbocca sulla destra la strada sterrata che sale in direzione del Colle Barant, lasciando sulla sinistra la deviazione che conduce al rifugio. Già dalla partenza si possono osservare verso sud le imponenti montagne che dominano il Vallone dei Carbonieri, tra cui la Punta Manzol (2.935 m), il Monte Granero (3.170 m) e il Monte Meidassa (3.107 m).
La carrozzabile, chiusa al normale transito automobilistico e contrassegnata dai segnavia della GTA 117, risale con pendenza abbastanza regolare la parte superiore del Vallone della Roussa, attraversando inizialmente un ambiente caratterizzato da pascoli, larici e tratti più aperti. Dopo le prime curve compare verso est la caratteristica sagoma del Frioland, che accompagna buona parte della salita e costituisce uno dei principali riferimenti panoramici dell’itinerario.
A quota 1.949 m si incontra sulla destra la deviazione che scende verso l’Alpe La Roussa (1.695 m), situata più in basso nel vallone e utilizzata durante la stagione dell’alpeggio. Nei pressi del bivio, guardando verso nord-est, si distinguono il Colle del Fautet (2.065 m) e la Cima del Fautet (2.122 m), con la vetta del Cournur e le montagne del Vallone degli Invincibili sullo sfondo.
Si trascura la diramazione per l’alpeggio e si continua lungo la strada principale, che compie un’ampia curva assecondando la rientranza della montagna. Il tracciato passa quindi sotto il canalone che scende da Chiot dei Sali, attraversando un versante progressivamente più aperto, fino a raggiungere il Pian delle Marmotte (2.077 m), dove la strada si distende per un tratto quasi pianeggiante.
Il pianoro, caratterizzato da ampi prati con alcuni larici sparsi, offre un bel panorama verso est, fino alla pianura piemontese. Guardando verso ovest si distingue la Punta Genziana (2.418 m), mentre a sud-ovest si individua il Col Porsel (2.361 m), raggiungibile attraverso un percorso che si stacca dalla strada poco oltre il pianoro.
Da Pian delle Marmotte la carrozzabile riprende a guadagnare quota con una successione di tornanti. È possibile seguirla integralmente, mantenendo un percorso evidente e senza particolari difficoltà tecniche, oppure utilizzare le scorciatoie su sentiero segnalato che tagliano alcuni tornanti e permettono di abbreviare la salita, affrontando però tratti più ripidi. Lungo queste scorciatoie si incontrano anche le indicazioni G3R, riferite alla Gara dei Tre Rifugi, che si affiancano alla segnaletica bianco-rossa della GTA.
Superato il Pian delle Marmotte il panorama diventa ancora più ampio. Verso sud si distinguono la Punta Plenc (2.656 m) e, più lontano, il profilo del Monviso (3.841 m), mentre a est rimane ben visibile il Frioland. La strada continua a risalire il versante, ormai prevalentemente aperto e caratterizzato da pascoli e affioramenti rocciosi, fino a raggiungere il Rifugio Barant (2.404 m), ricavato da un antico edificio militare.
Poco oltre il rifugio si raggiunge il Colle Barant (2.383 m), sullo spartiacque che separa il Vallone della Roussa dalla Conca del Prà. Da qui il panorama si apre anche verso nord-ovest, sulla Conca del Prà e sulle montagne che la circondano, tra cui il Monte Palavas (2.929 m), il Bric Boucie (2.998 m) e il Monte Arbancie (2.718 m). Lungo la cresta di confine si riconoscono inoltre il Colle dell’Urina (2.523 m), il Colle della Croce (2.301 m) e il Colle Vittona (2.597 m).
Dal colle è possibile proseguire lungo la strada che scende verso la Conca del Prà e raggiungere, con una breve discesa, il Giardino Botanico Alpino Bruno Peyronel (2.290 m). Questa deviazione permette di visitare il giardino senza dover affrontare la lunga salita dal fondovalle di Villanova. L’area raccoglie circa 300 specie vegetali spontanee, con indicazioni utili per il riconoscimento, e durante i mesi estivi è possibile partecipare a visite accompagnate da guide volontarie.
Dal colle è inoltre possibile raggiungere la Punta Barant (2.426 m), seguendo la dorsale sud-occidentale su terreno erboso e detritico. Questa salita facoltativa, descritta nella sezione dedicata alla Punta Barant, richiede maggiore esperienza escursionistica.
Per il rientro al parcheggio del Rifugio Barbara si ripercorre la strada dell’andata, eventualmente utilizzando nuovamente le scorciatoie su sentiero.
Pian delle Marmotte: una meta per un’escursione più breve
Il Pian delle Marmotte (2.077 m) può rappresentare anche la meta di una piacevole escursione a sé stante, senza proseguire fino al Colle Barant. L’ampio pianoro erboso, punteggiato da larici e circondato dalle montagne del Vallone della Roussa, è un luogo adatto per una sosta o un picnic, con belle vedute verso la pianura e i rilievi circostanti.
Durante l’estate il pianoro viene utilizzato anche per il pascolo del bestiame e non sempre è quindi possibile trovare gli spazi erbosi completamente liberi. È importante rispettare le attività pastorali e mantenere le dovute distanze dagli animali.

Panorama sul Vallone della Roussa e sui tornanti della strada militare del Barant.
DALLA CONCA DEL PRÀ AL COLLE BARANT
Salita dal versante della Conca del Prà, con passaggio al Giardino Peyronel
Per raggiungere la Conca del Prà da Villanova si può seguire uno degli itinerari descritti nella pagina dedicata alla Conca del Prà e al Rifugio Jervis.
Arrivando dalla strada carrozzabile di Villanova, appena entrati nella conca si incontra sulla sinistra una palina con le indicazioni per il Colle Barant. Chi parte dal Rifugio Willy Jervis (1.732 m) deve invece scendere verso il parcheggio della Conca del Prà, situato nei pressi del torrente Pellice, attraversare il ponte sul Pellice e risalire il sentiero che si collega alla strada sterrata del Barant.
In alternativa, dal parcheggio vicino al torrente si può evitare il ponte e seguire per un breve tratto verso sud la strada principale della conca. Alla prima curva si devia in direzione del Pellice, che viene attraversato mediante un guado, raggiungendo così l’inizio della carrozzabile del Barant. Questa possibilità richiede di valutare le condizioni del torrente, soprattutto durante il disgelo o dopo periodi di pioggia.
Seguendo la strada fin dal suo inizio, si passa poco sopra la Fontana del Barant, costruita dagli Alpini del Caposaldo Granero e inaugurata il 5 agosto 1943, come ricorda una targa. La carrozzabile inizia quindi a guadagnare quota con una serie di tornanti all’interno del lariceto, attraversando il versante destro idrografico della conca. In diversi punti è possibile abbandonare temporaneamente la strada per seguire le scorciatoie su sentiero segnalato, che consentono di salire più direttamente, spesso con pendenze maggiori.
Man mano che si guadagna quota, il bosco si dirada e la vista si apre alle spalle sulla Conca del Prà, dominata dalle montagne del versante occidentale e dal crinale di confine con la Francia. Si riconoscono il Monte Palavas (2.929 m), il Bric Boucie (2.998 m), il Monte Arbancie (2.718 m) e, lungo la dorsale di confine, il Colle dell’Urina (2.523 m), il Colle della Croce (2.301 m) e il Colle Vittona (2.597 m).
La strada esce progressivamente dal lariceto e risale i pendii aperti fino alla Colletta Barant (2.205 m), dove si incontra anche il Sentiero dell’Autagna proveniente dal fondovalle. Da qui si continua lungo la carrozzabile che attraversa il versante con un lungo traverso panoramico, raggiungendo infine la zona del Giardino Botanico Alpino Bruno Peyronel (2.290 m).
Nei pressi del giardino è possibile effettuare la deviazione per la Punta Barant (2.426 m), risalendo il pendio erboso sovrastante senza un vero sentiero. Questa soluzione permette di raggiungere la vetta prima di proseguire verso il colle ed è generalmente la più diretta per chi intende effettuare anche questa salita facoltativa.
Continuando invece sulla carrozzabile si attraversa una zona che conserva numerose testimonianze delle fortificazioni militari del Novecento. Tra il giardino e il colle, a circa 2.300 m di quota, si trova l’Opera 35, un piccolo bunker realizzato al riparo di un blocco roccioso, riconoscibile per l’ingresso in cemento armato. Nella stessa zona si trovano resti di vecchi baraccamenti, opere di contenimento e altre sistemazioni legate alla presenza dei militari.
La strada affronta infine gli ultimi tornanti e raggiunge il Colle Barant (2.383 m), nei pressi del Rifugio Barant (2.404 m), da cui il panorama si apre sul versante opposto. Verso sud si possono osservare la Punta Manzol (2.935 m), il Monte Granero (3.170 m) e il Monte Meidassa (3.107 m), mentre più in basso si sviluppa il Vallone della Roussa, attraversato dalla strada che sale dal Rifugio Barbara. Verso est si distingue il Frioland, con le montagne della bassa Val Pellice sullo sfondo.
Il rientro alla Conca del Prà avviene lungo lo stesso percorso, scegliendo tra la carrozzabile e le scorciatoie su sentiero.
SALITA ALLA PUNTA BARANT
Estensione facoltativa (EE): senza passaggi tecnici, ma su terreno privo di un sentiero definito
La Punta Barant (2.426 m) è una cima panoramica che domina la Conca del Prà. Pur essendo visibile da buona parte della Val Pellice, non è sempre facile distinguerla dalle elevazioni vicine, che osservate dal fondovalle appaiono come un unico costone roccioso particolarmente ripido.
La salita più accessibile si sviluppa sul versante sud-occidentale, rivolto verso la Conca del Prà e il Giardino Botanico Peyronel, dove i pendii sono prevalentemente erbosi e detritici, con inclinazioni generalmente moderate. Non sono presenti passaggi tecnici obbligati: la classificazione EE deriva soprattutto dall’assenza di un vero sentiero e dalla necessità di orientarsi sul terreno.
Poco a monte del giardino si individuano alcune tracce di passaggio che risalgono i pendii aperti sulla sinistra, transitando nei pressi di una vecchia trincea della Seconda guerra mondiale. Non esiste un vero sentiero continuo e la progressione avviene in buona parte senza un percorso obbligato. Mantenendo una direzione diagonale ascendente si raggiunge la dorsale sommitale, che conduce infine alla vetta.
La traccia GPS è soltanto un riferimento indicativo del percorso da seguire e non corrisponde necessariamente a un sentiero evidente sul terreno. È richiesta una buona capacità di orientamento, soprattutto in caso di nebbia o visibilità ridotta.
La cima è riconoscibile per la presenza di una stazione meteorologica, visibile anche dal Colle Barant guardando verso la montagna.
Dalla vetta si gode di un panorama particolarmente ampio. Verso nord-ovest si osserva dall’alto tutta la Conca del Prà, circondata dal Monte Palavas, dal Bric Boucie e dal Monte Arbancie, con i colli dell’Urina, della Croce e Vittona lungo il crinale di confine. A sud si distinguono le imponenti montagne del gruppo del Granero e della Meidassa, mentre verso nord-est lo sguardo può percorrere buona parte della Val Pellice, fino alla pianura.
Un’altra possibilità consiste nel raggiungere la Punta Barant direttamente dal colle, seguendo la dorsale sud-occidentale tra erba e sfasciumi. Anche in questo caso si tratta di un percorso per escursionisti esperti, soprattutto per la presenza di tratti privi di sentiero evidente.
Dal Colle Barant è inoltre possibile seguire per un tratto la cresta verso nord-est e raggiungere, attraversando ampi pendii erbosi, un’altra elevazione più arrotondata, non identificata con un toponimo specifico nella bozza.
Il rientro dalla Punta Barant avviene ripercorrendo il percorso di salita.

In cammino a Pian delle Marmotte.
VARIANTE DAL SENTIERO DELL’AUTAGNA
Accesso alternativo più lungo e ripido dal fondovalle
Il Sentiero dell’Autagna costituisce un’altra possibilità per raggiungere il Barant partendo dal fondovalle della Val Pellice, anziché dal Rifugio Barbara o dalla Conca del Prà.
L’itinerario parte nei pressi del Ponte della Biava e risale il versante orientale della valle lungo una vecchia mulattiera militare, attraversando inizialmente una faggeta e proseguendo tra tornanti e lunghi traversi, con tratti progressivamente più aperti e panoramici. Guadagnando quota si attraversano zone di lariceto e pendii più ripidi, fino a raggiungere la Colletta Barant (2.205 m).
Da qui ci si ricongiunge alla strada sterrata proveniente dalla Conca del Prà, che si segue in salita passando nei pressi del Giardino Botanico Peyronel e raggiungendo infine il Colle e il Rifugio Barant.
Rispetto alle due vie principali, questa variante presenta una salita più lunga e sostenuta, con numerosi tornanti e diversi tratti ripidi. È quindi indicata a escursionisti allenati ed è sconsigliabile in presenza di neve o ghiaccio.
Descrizione completa del Sentiero dell’Autagna →
MAPPA E TRACCIA GPX
Consulta la mappa del percorso oppure scarica la traccia GPX per utilizzarla sul tuo smartphone o dispositivo GPS.
●Dal Rifugio Barbara al Colle Barant
●Dalla Conca del Prà al Colle Barant
●Salita facoltativa alla Punta Barant
CURIOSITÀ E APPROFONDIMENTI
Il Barant conserva un patrimonio botanico e naturalistico di grande interesse, insieme alle tracce della viabilità militare e della storia sportiva dell’alta valle. Apri gli approfondimenti per saperne di più.
Il Giardino Botanico Alpino Bruno Peyronel
Situato a 2.290 m di quota, poco sotto il Colle Barant sul versante della Conca del Prà, il Giardino Botanico Alpino Bruno Peyronel è considerato il giardino botanico alpino spontaneo più alto d’Europa.
Fondato nel 1991 grazie alla collaborazione tra diversi enti pubblici e l’Università di Torino, porta il nome del botanico Bruno Peyronel, che riconobbe in quest’area una straordinaria varietà di ambienti e specie vegetali.
Il giardino si estende su circa 17.000 metri quadrati e riunisce numerosi habitat tipici delle Alpi Occidentali, dai prati alpini alle zone umide, fino agli ambienti caratterizzati da vegetazione adattata alle condizioni dell’alta quota. Sono state identificate circa 300 specie vegetali spontanee, comprese alcune specie endemiche delle Alpi Cozie.
Il giardino è un ambiente naturale ad accesso pubblico, visitabile liberamente quando le condizioni della montagna lo consentono. Nei mesi di luglio e agosto sono normalmente presenti guide volontarie che accompagnano gratuitamente i visitatori lungo il percorso didattico, illustrando le caratteristiche botaniche della zona e le particolarità delle diverse specie.
Il valore del giardino risiede soprattutto nella possibilità di osservare una grande varietà di flora alpina nel suo ambiente naturale, senza doverla ricostruire artificialmente. È quindi una meta interessante non soltanto per gli appassionati di botanica, ma anche per chi desidera conoscere meglio gli ambienti attraversati durante l’escursione.
Leggi l’approfondimento VPO sul Giardino Botanico Peyronel →
Il Baracun e le fortificazioni militari
Il Colle Barant è conosciuto anche come Colle Baracun, denominazione legata alla presenza di un antico baraccamento militare costruito probabilmente alla fine dell’Ottocento per controllare i possibili movimenti di truppe provenienti dal confine francese.
Nel corso del Novecento il colle assunse un’importanza strategica all’interno del sistema difensivo dell’alta Val Pellice. Il vecchio baraccamento fu ampliato e trasformato nel Ricovero VIII della Guardia alla Frontiera, utilizzato durante la Seconda guerra mondiale. L’edificio era disposto su due piani, disponeva di locali di servizio e poteva ospitare fino a circa 60 militari.
Dopo un lungo periodo di abbandono, la struttura venne recuperata verso la fine degli anni Novanta dalla Comunità Montana Val Pellice e trasformata nell’attuale Rifugio Barant, conservando una parte importante della memoria storica del colle. Nell’estate del 2026 il rifugio ha riaperto con una nuova gestione, dopo ulteriori lavori di ristrutturazione.
Nei dintorni sono ancora riconoscibili numerose testimonianze delle opere difensive, tra cui trinceramenti, piazzole, ruderi di ricoveri militari e resti di postazioni realizzate o progettate negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale. Alcuni di questi manufatti sono visibili anche lungo i percorsi che collegano il colle al Giardino Botanico e alla Colletta Barant.
Di particolare interesse è l’Opera 35, situata lungo il versante della Conca del Prà a circa 2.300 m di quota. Si tratta di un piccolo bunker, l’unica opera del sistema difensivo progettato in quest’area a essere stata completata, realizzato al riparo di un blocco roccioso e mimetizzato con pietre locali. Era destinato a ospitare due mitragliatrici rivolte verso la Conca del Prà e il Colle della Croce.
La strada militare del Barant
La strada che risale dal Vallone dei Carbonieri al Colle Barant è una delle testimonianze più evidenti degli interventi militari realizzati nell’alta valle durante la prima metà del Novecento.
Già nel 1913 era stata inaugurata una mulattiera che collegava Pralapia, l’Alpe La Roussa e il Colle Barant. Successivamente, alla fine degli anni Trenta, iniziarono importanti lavori di ampliamento e sistemazione della viabilità militare, nell’ambito del rafforzamento delle vie di accesso alle postazioni vicine al confine francese.
La costruzione richiese un notevole impiego di manodopera e mezzi, considerando le difficoltà del terreno e la quota alla quale si sviluppa il tracciato.
Secondo una testimonianza raccolta da Tatiana Barolin e pubblicata su La Beidana nel febbraio 2022, i lavori avanzarono progressivamente lungo il Vallone dei Carbonieri tra il 1939 e il 1941, raggiungendo le diverse località della valle fino alla zona del Colle Barant.
Per il trasporto dei materiali venivano utilizzati muli, teleferiche e piccoli carrelli spinti manualmente su rotaie provvisorie. Gran parte delle opere in pietra venne realizzata attraverso un lavoro prevalentemente manuale, in condizioni spesso molto faticose.
Lungo la vecchia viabilità militare rimangono visibili muri di sostegno, opere di drenaggio e altri elementi costruttivi che testimoniano la complessità dell’intervento.
Il collegamento con la Conca del Prà presenta una storia differente. Mentre la strada del versante Carbonieri fu realizzata per esigenze militari, il tratto carrozzabile che scende verso la conca è di costruzione più recente, risalente alla fine degli anni Sessanta. Prima di questo collegamento, la strada militare del Barant rappresentava una delle vie di accesso carrabili alla Conca del Prà.
L’Oasi Faunistica del Barant e i mufloni
Il territorio attraversato dall’escursione fa parte di un’area di particolare interesse naturalistico, storicamente conosciuta come Oasi Faunistica del Barant, istituita nel 1976 dalla Provincia di Torino con lo scopo di tutelare la fauna selvatica e in particolare le popolazioni di ungulati presenti nell’alta valle.
L’oasi comprende un ambiente alpino molto vario, caratterizzato da boschi di larici, pascoli, praterie d’alta quota, pendii detritici e creste rocciose. Questa diversità di ambienti favorisce la presenza di numerose specie animali, tra cui marmotte, camosci e rapaci.
Una particolarità della zona è la presenza dei mufloni, introdotti in passato nell’area del Barant e dell’Autagna. Questi ungulati, originari di altre aree geografiche, si sono insediati sui versanti montani della Val Pellice e sono tuttora oggetto di monitoraggi faunistici. Gli avvistamenti sono possibili soprattutto sui pendii aperti, ma non sono naturalmente garantiti.
L’importanza naturalistica del territorio è riconosciuta anche a livello europeo. Una parte dell’area rientra nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) «Oasi del Prà–Barant», identificata dal codice IT1110032 e appartenente alla rete Natura 2000, istituita dall’Unione Europea per la tutela degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario.
L’area protetta comprende ambienti di elevato valore ecologico, dalle zone umide della Conca del Prà alle praterie alpine e ai versanti rocciosi del Barant. La presenza del Giardino Botanico Peyronel rappresenta un ulteriore elemento di interesse per la conoscenza e la conservazione della biodiversità locale.
Durante le escursioni è importante osservare gli animali senza avvicinarsi o disturbarli, evitando di uscire inutilmente dai tracciati e rispettando gli ambienti attraversati.
Il Colle Barant e la Tre Rifugi
La zona del Colle Barant è strettamente legata alla Tre Rifugi, storica gara di corsa in montagna della Val Pellice, nata nel 1972 e organizzata per collegare i principali rifugi dell’alta valle.
Il percorso tradizionale attraversa ambienti molto differenti, tra cui la Conca del Prà, il Vallone dei Carbonieri e i collegamenti alpini tra i rifugi Jervis, Barbara e Granero.
La gara rappresenta un appuntamento importante nella storia sportiva locale. Nel corso degli anni il tracciato e le modalità di partecipazione hanno conosciuto diverse modifiche, pur mantenendo il carattere di un impegnativo percorso di corsa in montagna.
Lungo diversi tratti dell’itinerario del Barant si incontrano ancora indicazioni e frecce con la sigla G3R, riferita alla Gara dei Tre Rifugi, che si affiancano alla segnaletica escursionistica tradizionale.
IL BARANT IN INVERNO
Durante l’inverno il Colle Barant è una meta frequentata anche da escursionisti con racchette da neve e appassionati di scialpinismo, soprattutto attraverso il versante della Conca del Prà.
Le condizioni di accesso cambiano sensibilmente rispetto alla stagione estiva e il percorso non deve essere considerato una semplice escursione sulla strada sterrata. Con l’innevamento, infatti, il tracciato può risultare poco riconoscibile in alcuni punti e occorre valutare attentamente le condizioni della neve, il pericolo di valanghe e le caratteristiche dei pendii attraversati.
La salita dal versante del Rifugio Barbara viene generalmente presa in considerazione più avanti nella stagione, quando la strada di accesso attraverso il Vallone dei Carbonieri torna percorribile. Quest’ultima non viene normalmente sgomberata dalla neve nel tratto superiore, per cui l’accessibilità al parcheggio dipende dalle condizioni stagionali.
Il Sentiero dell’Autagna, per la sua pendenza e per le caratteristiche del terreno, è invece generalmente sconsigliato come itinerario invernale.
Per i percorsi sulla neve si rimanda alle schede specifiche, che riportano itinerari e indicazioni adatti alle rispettive attività.
Ciaspole alla Colletta e al Colle Barant →
Scialpinismo al Colle Barant →

Panorama invernale salendo al Barant dalla Conca del Prà, in direzione del Palavas e del Colle dell’Urina.
VARIANTI E ITINERARI COLLEGATI
Dal versante del Rifugio Barbara si possono raggiungere anche altre mete, con percorsi decisamente più impegnativi rispetto alla salita sulla carrozzabile del Barant.
Vuoi scoprire il Barant in un trekking di più giorni?
Il Colle Barant è anche uno dei passaggi dell’Anello dei Rifugi, un trekking di tre giorni che collega alcune delle località più caratteristiche dell’alta Val Pellice, attraversando la Conca del Prà, il Vallone dei Carbonieri e i sentieri che conducono al Rifugio Granero.
Per chi desidera esplorare più a fondo la valle è disponibile anche il Gran Tour della Val Pellice di 7 giorni, un itinerario più completo che attraversa valloni, alpeggi e ambienti alpini differenti.
Entrambi i trekking possono essere organizzati in autonomia, con mappe, tracce GPS e pernottamenti prenotati, oppure con l’accompagnamento di una guida escursionistica locale.
PUNTI D’APPOGGIO E RISTORO
Il Rifugio Barant si trova in prossimità del colle; altre strutture per ristoro e pernottamento si trovano nella Conca del Prà e a Villanova. Aperture e disponibilità possono variare secondo la stagione.
Rifugio Barant
A 2.404 m, sullo spartiacque tra la Conca del Prà e il Vallone dei Carbonieri, in una posizione particolarmente panoramica sull’alta Val Pellice. Rifugio d’alta quota con ristoro e pernottamento, situato a breve distanza dal Giardino Botanico Alpino Bruno Peyronel.
Rifugio Willy Jervis
All’ingresso della Conca del Prà, a 1.732 m, tra pascoli, lariceti e le montagne dell’alta Val Pellice. Grande rifugio con servizio di ristoro e pernottamento, uno dei principali punti d’appoggio escursionistici della valle.
Ciabota del Prà
All’ingresso della Conca del Prà, poco distante dal Rifugio Jervis, in un ambiente di prati e pascoli alpini. Struttura a conduzione familiare dove è possibile mangiare, pernottare e acquistare formaggi d’alpeggio e prodotti locali.
Agriturismo Catalin
Nel cuore della Conca del Prà, circondato dai pascoli e dalle montagne dell’alta Val Pellice. Agriturismo con ristorazione e possibilità di pernottamento, legato alle attività agricole e pastorali della conca e ai prodotti del territorio.
Trattoria Villanova
Nella borgata di Villanova, nella parte alta del comune di Bobbio Pellice. Trattoria con cucina locale e disponibilità di camere, comodo punto di ristoro e pernottamento per chi frequenta i valloni dell’alta Val Pellice.

La casetta del Giardino Botanico vista dal Colle Barant, con il Palavas e il Bric Boucie sullo sfondo.
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